| | | LE CIARAMELLE: PREMESSA
| | | ZONA DI PROVENIENZA DELLE CIARAMELLE AMATRICIANE
| | | DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO
| | | LE CIARAMELLE: PREMESSA
Le ciaramelle cosiddette amatriciane appartengono alla famiglia degli aerofoni a sacco. Sono zampogne del tipo delle zoppe composte da: un otre ricavato dalla pelle di una pecora (necessario come deposito d’aria) a cui è applicato un insufflatore in legno nella parte corrispondente ad una delle zampe anteriori dell’animale (necessario per immettere l’aria nell’otre) da un ceppo in legno legato all’otre nella parte corrispondente al collo dell’animale da cui partono tre canne due delle quali emettono suoni mentre una posteriore alle due citate è zittita. Il suono è emesso grazie alla presenza di due ance doppie tradizionalmente in canna poste all’imboccatura delle canne inserite nel ceppo.
Peculiarità di questo strumento sono:
- la localizzazione territoriale ristretta ad una zona attualmente compresa tra le provincie di Rieti ed Aquila negli attuali comuni di Amatrice, Accumuli, Cittareale, Posta, Borbona, Montereale;
- il repertorio limitato all’accompagnamento al canto improvvisato in quartine o terzine, al ballo della saltarella e a tre suonate che scandiscono l’evento matrimoniale appunto in tre fasi specifiche (piagnereccia, camminareccia e crellareccia) ed alla totale mancanza del repertorio rituale natalizio (unico caso in Italia).
Rimanderemo, alle specifiche pagine del sito, l’approfondimento delle singole tematiche grazie all’aiuto di amici esperti ed alla consultazione di testi specifici citati.
| | | ZONA DI PROVENIENZA DELLE CIARAMELLE AMATRICIANE
Geograficamente Le ciaramelle provengono dalla zona della conca amatriciana estesa ai comuni confinanti di Accumuli (verso la provincia di Ascoli Piceno), Cittareale, Posta e Borbona lungo la direttrice della Via Salaria verso Rieti; Montereale e Mascioni verso la provincia di Aquila.

Paesaggisticamente siamo sull’appennino centrale tra i monti della Laga ed il Monte Vettore dove scorre il Rio Nero ed il Tronto dove c’è il Lago Scandarello e ad est il Lago di Campotosto fino ad arrivare alla valle Falacrina lungo le rive del fiume Velino fino al fiume Ratto.
| | | DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO di Alessandro Mazziotti
La zampogna zoppa dell’Alta sabina è un aerofono a riserva d’aria e fa parte della categoria degli strumenti ad ancia incapsulata.
Questa zampogna nell’area è chiamata “ciaramelle”, forse perché nasce proprio dall’unione di due ciaramelle, ed è costituita da un blocco tronco-conico cavo di legno chiamato ceppo, nel quale sono innestate le tre canne musicali, munite di ance doppie dette piripìzzole.
Questi fusi sonori, si suddividono in due canne modulabili munite di fori per le dita, una per la mano destra e una per la mano sinistra, e un bordone che però risulta zittito. I suonatori affermano che questo bordone serve esclusivamente per sorreggere lo strumento con il pollice.
Infatti è inserito nel ceppo in modo che risulti parallelo alle canne modulabili, alle quali è legato con dei nastrini colorati.
Il bordone più piccolo è assente.
Questa tipologia di zampogna è l’unica in Italia ad essere priva dei bordoni. Probabilmente ci troviamo di fronte a ciò che rimane della doppia tibia latina ed etrusca raffigurata in moltissimi affreschi.
Le ance di canna, dette piripìzzole, hanno una dimensione proporzionale alla lunghezza della cameratura dei fusi e vengono ricavate intagliando e unendo due lamelle di canna stagionata, cresciuta in luoghi asciutti e recise in luna calante di gennaio.
La forma di queste ance risulta essere molto allungata, caratteristica questa dalla quale scaturisce un suono molto nasale e caratteristico.
Il funzionamento dello strumento consiste in un otre di pelle di pecora, che attaccato al ceppo, e gonfiato dal suonatore attraverso un insufflatore intagliato di solito in legno di sambuco, fa sì che l’aria sia convogliata nel ceppo dalla pressione delle braccia che comprimono il sacco, dove sono inserite le canne dello strumento.
Le ciaramelle, montano un otre abbastanza grande di pelle naturale di pecora.
La pelle viene rivoltata ed il pelo si trova all’interno.
Comunemente alle altre aree del Lazio, nel collo dell’animale viene inserito il ceppo dove sono innestate le canne.
Nella zampa anteriore destra viene fissato l’ insufflatore, nell’anteriore sinistra viene effettuata una legatura e la parte posteriore dell’ animale viene chiusa con una legatura.
In generale, il trattamento della pelle viene effettuato con sale marino o anche con siero del latte.
L’uso di otri grandi comporta, da parte del suonatore, una posizione diversa durante l’esecuzione.
Con otri più piccoli, la sacca viene tenuta sotto l’avambraccio, mentre con otri grandi la sacca è tenuta anteriormente al corpo, stretta fra entrambe le braccia del suonatore.
Il boccaglio, viene montato sulla zampa anteriore destra, a differenza di altre aree dove si monta a sinistra, e la legatura dell’altra zampa, durante l’esecuzione si viene a posizionare tra il boccaglio ed il ceppo della zampogna, esattamente sotto il naso del suonatore.
L’otre ruota di circa 45° in senso orario rispetto al ceppo. In questo modo l’avambraccio sinistro del suonatore si viene a trovare sulla pancia dell’animale, l’avambraccio destro sulla schiena, risultando più comoda l’immissione di aria nel boccaglio che come prolungamento della zampa destra assume una posizione anatomicamente più corretta.
Questa singolare caratteristica, ancora in fase di studio, è presente esclusivamente in questa zona e in alcuni paesi della Valle dell’Aniene, e si potrebbe ipotizzare una motivazione rituale legata alla simbologia destro-sinistro-maschio-femmina riscontrata nel ciclo di vita agreste e molto radicata nelle culture popolari.
In questo strumento la scala musicale presenta il quarto grado rigorosamente aumentato e a volte anche il terzo grado diminuito.
Le ciaramelle si intonano applicando una miscela di cera d’api e pece, sui fori digitabili, ridefinendo il contorno di tali aperture con un piccolo punteruolo in osso, fino ad ottenere una perfetta intonazione.
I fori digitabili, su questi strumenti, risultano posizionati più in basso sui fusi rispetto alle zampogne zoppe ciociare.
Il repertorio risulta veramente particolare, ed è uno tra i più arcaici del Lazio, e consiste in saltarelli, sonate per la sposa, piagnerecce, crellerecce, camminarecce, serenate.
Particolarità molto interessante è che non esiste un repertorio natalizio per questo strumento.
Tutt’oggi le ciaramelle vengono utilizzate in ritrovi conviviali per accompagnare il canto strutturato in terzine.