Trovare un otre che le note emana
di questi tempi è una vera fortuna
l’anima con il corpo esso risana
alla gente giovial che si raduna.
Tratto da: “Strumento pastorale” di Blandino Cesarei raccolta “Pensieri canori” Ottobre 2004.
________________________________________________________________________________
Alle ciaramelle
Nell’antica capanna diruta
voi sonaste al Sir delle stelle
annunciando al mondo: “è venuta”
la miglior delle meglio novelle.
Là per mano di rudi pastori
dò cullaste l’infante divino;
ora voi allietate più cuori
cuori affranti dal lungo cammino .
Quante volte durante l’estate
ben suonaste con dolce tenore
quelle note, tremule e alate
inneggiando alla donna, all’amore.
D’un gioioso passato scomparso
voi, restate le cose più belle
della pace il mondo è riarso
suonate, suonate o ciaramelle.
Zampogne e zampognari amatriciani.
Se Titiro (1) tornasse, le sue mani
non ti pòtriano dar tanta armonia
come gli zampognari amatriciani.
Il trillo tuo, è un inno di poesia
che nei cuori ghiacciati i nodi scioglie
aprendo mille varchi all’allegria.
Sonaste ovunque, dentro regie soglie,
trà rupi alpestri, la nelle capanna (2)
dove la nostra speme aprì le foglie.
Da quei zufoli tuoi, di prumo o canna
uscì concorde al celestiale coro
del mondo la più bella ninna nanna.
Come rimembro il tuo trillar sonoro
ch’apparir mi fè l’amato viso
dietro i vetri, in un alone d’oro
e dalle labbra Le sfuggì un sorriso.
Suono di ciaramelle
Da uno stazzo, disperso trai pietrosi
picchi, scendea un musicale accento
avean per quei trilli melodiosi
ch’uscir parean d zufoli d’argento.
Gli schivi venticelli e gl’impetuosi
fiumi, l’alitare e l’eco spento,
pareva che da su, oltre le stelle
scendesse il suono delle ciaramelle.
Tratte da: “Il canzoniere del Tronto” di Virginio di Carmine. 1984.
Notte ar Gran Sasso
Semo arrivatiin cima a la Portella
chè già moriva lentamente er giorno
l’urtimo sole su le vette, intorno
brillava ancora in cima alla Macella.
Cala la notte: appare qualche stella
ner cèlo. Su da Campo Imperatore
er vento porta er canto d’un pastore
e, triste, er sono de la ciaramella
Io comincio a sognà! L’occhio smarrito,
vaga e se posa fra stè cime belle
e su Campo Pericoli fiorito.
Pallide e fredde guardeno le stelle
mentre se perde, in mezzo all’infinito
silenzio, er pianto delle ciaramelle.
Federico Tosti “Artari sotto le stelle”
Editrice Nova Italica, 1989.
Vecchie ciaramelle più non sento
il suono vostro dolce e appassionato
oh quanto è triste questo tradimento
che l’epoca moderna ti ha tramato.
Mi par vedere il padre mio contento
quando cantava con te accompagnato
mi par veder la mamma mia pomposa
preceduta da te quando fu sposa.
In questa ottava improvvisata dal poeta Celestino Ciaralli è evidente l’accostamento delle Ciaramelle amatriciane al rito nuziale (le ciaramelle aprivano il corteo nuziale dalla casa della sposa fino alla chiesa al suono della camminareccia) è evidenziato parallelamente l’uso dell’accompagnamento al canto improvvisato in quartine tipico delle zone amatriciane e limitrofe e anche se “velato” si evince nei primi versi il senso nostalgico che troppo spesso è stato accostato a questo strumento.
L’ottava è riportata dal sito internet dedicato alla frazione di Castel Trione (di cui era originario il Ciaralli) ma è anche ricordata a mente da tanti appassionati di ottava rima.
ZAMPOGNA APPENNINICA (Dicembre 1965)
Che cosè quella voce che sento
fra le pieghe del nostro Appennino,
quando a notte ogni lume è già spento
e ogni borgo sonnecchia supino?
Che cos’è quell’allegro trillare
che al “tam tam” della dita si accoppia
e con impeto invita a danzare
risvegliando l’umor di ogni coppia?
Non è forse quel suono di festa
che ha ninnato il Divino Natale
che accompagna poetiche gesta
che alla sposa fa il “pianto nuziale”?!
E’ una spoglia di pia pecorella
che ancor bela su legni bucati
è una gioia che tanto affratella
è la voce dei tempi beati.
Tratto da “Zampogna appenninica” di Enzo Tavoletti. Edizioni “Il faggio” 1987